CIP: "Scuola: così epocale da essere demenziale"

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CIP: "Scuola: così epocale da essere demenziale"

Messaggio Da gialov il Gio Set 16, 2010 7:22 am

Scuola: così epocale da essere demenziale
di Cip

Uno smottamento epocale, non c'è dubbio, fa tanto rumore ed alza pure un gran polverone mediatico. In esso si perdono ragioni e responsabili. Dalle prime impressioni, il cordoglio per il disfacimento della scuola sembra sincero ed unanime. Ma chi la frequenta, ne fruisce e ci lavora, riconosce bene l'ipocrisia e l'ignavia di chi ha consentito che si minassero le sue fondamenta fino a ridurla in macerie. Loro ricordano bene i propedeutici linciaggi mediatici orchestrati da ministrucoli livorosi e insipienti.
A devastarla un liquidatore saccente che la considera un costo, un luogo d'approdo per chi cerca solo un posto. A fargli da palo, nel ruolo dell'inutile appendice, una novizia della politica imbucatosi nei giardini
di Arcore che, al pari del padrone di casa e di partito, non l'ha né frequentata né mai amata, avendo preferito i vantaggi delle scuole private al rigore di quella pubblica, quelle frequentate dai paganti a quella
frequentata dagli studenti. Così si spiega la finanziaria vampiresca che, in tre anni, ha depredato l'istruzione statale di 8 miliardi di euro e 160.000 insegnanti. La stessa delle migliaia e migliaia di istituti chiusi, del
tempo scuola falcidiato, degli indirizzi, delle sperimentazioni e degli insegnamenti revocati, delle classi sovraffollate in cui si soffoca, quando non si muore. E', quella pubblica, la scuola degli handicappati abbandonati, delle risorse, delle attrezzature e degli strumenti negati, dei fondi della fiscalità generale dirottati dal pubblico al privato col consueto preludio di dichiarazioni diffamatorie, con delegittimazioni e screditamenti mirati e reiterati a chi la frequenta e ci lavora. Mentre si elogiano e avvantaggiano
i diplomifici confessionali e confindustriali per furore ideologico e per mero baratto elettorale.
Ora protestano i precari, asserragliati sui tetti o affollati in strada, incatenati o affamati. Consumano un rito stagionale, si dirà. Purtroppo, sono sempre gli stessi, fanno e dicono cose giuste ma nel momento sbagliato
e in ordine sparso. Il loro è un lamento inascoltato e irricevibile, perché isolato eppure tardivo. Bisognava agire prima, bisognava farlo insieme.
Quando, già nel 2008, con la finanziaria il liquidatore-devastatore stava mettendo le cariche per far saltare tutto, perché tutto si sgretolasse, quanti di quei precari sono scesi in piazza? Quanti di loro hanno cercato
l'unità con gli altri soggetti della scuola? E gli studenti? E le famiglie? E il personale amministrativo e dirigente, cos'ha fatto? Dov'erano, tutti? E i cittadini? Quanti hanno capito che quando si mina la scuola di tutti e di ciascuno, perdono tutti, ma proprio tutti tutti? Ci rimette chi se ne avvale e chi no. Perché la scuola pubblica è di tutti, è del e per il Paese intero e non solo per chi ci lavora. Minarla significa attaccare il cuore dello stato. Significa segare le gambe al suo futuro, immiserire il suo capitale umano, escluderlo dalla competizione internazionale per il progresso. È un atto eversivo ai danni di tutti. Tutti, tranne certi politici. Quelli per i quali la scuola porta spese e l'ignoranza porta voti. Quei politici per i quali è la televisione, certa televisione spazzatura, a fare scuola, opinione e consenso, perché è organica alla politica della cosca e della casta, della cricca e della loggia più vantaggiosa di qualunque scuola pubblica o della polis. Ha ragione la novizia da Arcore quando si rifiuta di parlare coi precari, così come ha fatto coi genitori, gli studenti e le
altre categorie della scuola. Lei pretende di ingiuriare prima ancora di ascoltare, di tagliare invece di governare. A muoverla un accanimento cieco, un indomabile astio. Ha ragione, i precari, come tutto il mondo della scuola pubblica, fanno politica. La politica alta e nobile, quella che nella scuola libera e laica s'insegna attraverso Aristotele e i grandi del passato, così diversa dalla politica che s'intrallazza con i magliari e i bottegai di oggi. Quella del sapere critico non quella dei serventi e delle autoreggenti e neanche quella dei cappucci e dei tubini neri.
Troppo complesso interloquire, confrontarsi politicamente sulla res pubblica. Meglio la politica meschina e sudicia, quella che si parla addosso e si dà ragione da sola, quella che privilegia l'intimidazione alla
mediazione, quella di chi dice di disprezzarla ma la pratica con accanimento per il proprio privilegio e mai come servizio per il bene comune. Allora è più comodo rintanarsi nell'indifferenza rancorosa e ringhiosa, della politica insignificante e distruttiva. Capace d'indire una conferenza stampa per non dir nulla, per non essere capace neanche di ripetere pappagallescamente quelle quattro insulsaggini che occorreva riferire per
darsi un tono. Incapace di sostenerle con una simulazione di pensiero e di animo. Non incontra i precari, come fa con genitori, dirigenti e studenti.
Sostiene che loro fanno politica. Già, fanno politica, eppure scuola. Sono donne e uomini che hanno il vizio di pensare e di crederci ancora. Davvero troppo insopportabile per una inutile novizia reclutata per far da palo. Il cui più grande merito è stato quello di aver precarizzato perfino i docenti in ruolo che, con tutti i tagli selvaggi, hanno perso a decine di migliaia la loro cattedra e adesso sono costretti a vagabondare di scuola in scuola per racimolare le ore occorrenti al proprio incarico. L'ennesimo colpo ferale alla continuità didattica e alla scuola di qualità. Allora ben venga una conferenza stampa nella sala col Tiepolo taroccato. Lì, nel contesto più appropriato, chi deforma la scuola e s'attribuisce la riforma della scuola,
osa pure etichettarla come epocale, invece di definirla così com'è: ferale, letale e demenziale.

Maristella Curreli
presidente nazionale C.I.P
Comitati Insegnanti Precari
13/09/2010
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