[Rassegna] La Cancellazione delle Graduatorie è una panzana

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[Rassegna] La Cancellazione delle Graduatorie è una panzana

Messaggio Da gialov il Gio Set 23, 2010 6:47 am

La cancellazione delle graduatorie ad esaurimento è una "panzana". Il nuovo reclutamento: intervista a Max Bruschi sullo stato dell'arte

Mer, 22/09/2010 - 07:06

La redazione di OrizzonteScuola.it ringrazia il consigliere del ministro, Max Bruschi, per aver risposto alle nostre domande circa il nuovo reclutamento dei docenti. Una questione spinosa e attorno alla quale circolano molte voci, alcune delle quali assolutamente infondate. Cerchiamo di fare ordine sull'andamento dei lavori, sui nuovi possibili canali di reclutamento e la loro convivenza con i "vecchi".

1) A che punto sono i lavori per il nuovo reclutamento? Che tempi sono previsti per l'emanazione del Regolamento?

Primo, credo nel concorso. Si tratta dell'unico sistema per consentire ai giovani l'accesso al ruolo e Dio solo (o chi per lui) sa quanto la scuola ne abbia bisogno. Secondo, credo nel concorso solo se rigiorosamente meritocratico, in grado cioè di selezionare i migliori e non (consentitemi la battuta) gli aspiranti con gli avvocati più bravi. Insoma, un concorso "FF", Furbo Free... Come corollario,
manderemmo in pensione le vecchie graduatorie di merito del 1990 e del 1999, per le quali usare il termine merito mi sembra un poco ipocrita, visto che andiamo a pescare persone con punteggi non entusiasmanti (e comunque destinate a restare nelle GAE, non voglio ci siano dubbi).

Stiamo valutando, come Amministrazione, due distinte questioni. La prima, quale sia il margine effettivo della delega data dal parlamento nella finanziaria 2008 (legge 244/2007); la seconda, quali tra le varie strade sia meglio percorrere all'interno di paletti non semplici da interpretare. Cosa ci dice la delega? "Nelle more del complessivo processo di riforma della formazione iniziale e del reclutamento dei docenti, anche al fine di assicurare regolarità alle assunzioni di personale docente sulla base del numero dei posti vacanti e disponibili effettivamente rilevati e di eliminare le cause che determinano la formazione di precariato, con regolamento adottato dal Ministro della pubblica istruzione, sentiti il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario da rendere entro il termine di quarantacinque giorni, decorso il quale il provvedimento può essere comunque adottato, è definita la disciplina ... dell'attività procedurale per il reclutamento del personale docente, attraverso concorsi ordinari, con cadenza biennale, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente per il reclutamento del personale docente, senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica e fermo restando il vigente regime autorizzatorio delle assunzioni. È comunque fatta salva la validità delle graduatorie di cui all'articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296. "

Proviamo a tradurre. Questo comma ci dice che possiamo redigere un regolamento sulle procedure concorsuali, che l'unico limite esplicito è rappresentato dalla cadenza biennale e dalla tutela delle (mi consenta: stramaledette) graduatorie ad esaurimento. Poi ci sono dei limiti impliciti, che stiamo cercando di sfiorare senza superarli, dati dall'intrico di norme stratificatesi nel corso dei lustri. La strada
più comoda sarebbe bandire un concorso identico all'ormai storico "maxiconcorso" del 1999 con le procedure previste dal testo Unico. Ma vorrei, per quanto possibile, che provassimo a innovare, sperimentando strade che possano essere di aiuto al parlamento, chiamato a dire la propria (e mi piace citare il PDL Aprea) per dare un'assetto definitivo al reclutamento. Sui tempi, preferisco non fare previsioni, anche per un minimo di scaramanzia, visto che le questioni inerenti il reclutamento rappresentano per chi ricopre un ruolo come il mio quel che rappresenta l'Everest per uno scalatore.

2) Da più parti si invoca la "chiamata diretta", come ad es. l'assessore all'istruzione del Trentino, e lo stesso ministro, più volte, non ultima in un'intervista a Panorama, ha lasciato intendere che si tratta di una modalità che sarà presa in considerazione. Cosa ci può dire al riguardo? Quali sono i modelli che attualmente sono allo studio?

Vorrei distinguere tra quale sia la mia idea in merito e quale invece sia la strada al momento praticabile. Allora, consentitemi di giocare un attimo con i "se". Se fossi in parlamento, la mia proposta di legge prevederebbe di assegnare piena autonomia finanziaria alle istituzioni scolastiche con l'attribuzione di una parte del contributo in "quota capitaria", una parte, gestita direttamente dal centro, per "curare" le situazioni problemantiche e un'altra parte premiale, distribuita in base alla valutazione. Attraverso questo meccanismo si potrebbe arrivare a una "chiamata diretta" su un bacino di abilitati (un po' il modello proposto dalla riforma universitaria) e a un regime contrattuale che, fatto salvo il "minimo sindacale", liberalizzi la professione. Il sistema potrebbe funzionare solo a condizione di creare un rigoroso sistema di monitoraggio e controllo sulla spesa (per impedire le scandalose situazioni venutesi a creare in molti Atenei) e un altrettanto rigoroso sistema di valutazione: sistema che, a questo punto, metterebbe in trasparenza i risultati in modo da consentire alle famiglie scelte consapevoli.

Per tornare con i piedi per terra, molte proposte depositate in parlamento in tema di reclutamento del personale docente prevedono forme di coinvolgimento delle scuole: in primis, il progetto Aprea. Spero si riesca a uscire dalle secche di un dibattito d'aula e di commissione che sembra destinato ad arenarsi proprio in vista del porto. Del resto, se in questa legislatura siamo riusciti a portare a termine la
riforma del secondo ciclo dell'istruzione, sfatando una "leggenda nera" che perseguita i successori di Giovanni Gentile, perché non pensare di poter riformare organicamente anche il reclutamento?

Quanto alla strada praticabile, ho in mente alcuni criteri. Il primo, occorre che il bacino concorsuale sia rigorosamente selezionato, ma che sia aperto comunque a tutti gli abilitati. Il secondo, che il concorso non produca le infinite graduatorie italiane e sia in qualche misura "a cattedra". Il terzo, che ci siano meccanismi in grado di bloccare non solo e non tanto la transumanza da una regione all'altra, ma i continui cambi di sede da una scuola all'altra della stessa provincia o della stessa città. Voglio essere chiaro su questo punto: ai fini della continuità didattica, che come rivelano i rapporti della Fondazione Agnelli e di Invalsi ha un peso notevole se non decisivo sui risultati di apprendimento, che un docente si trasferisca da Milano a Crotone o da una scuola in via Giambellino a una scuola in piazza del
Duomo, il risultato, cattivo per lo studente, non cambia. Il quarto, che le istituzioni scolastiche possano in qualche maniera essere coinvolte nella scelta dei loro docenti. In che misura e attraverso quali forme è un tema aperto e una sfida affascinante dal punto di vista "tecnico", perché dobbiamo comunque muoverci nel recinto del possibile!

3) Nel web già molti precari "storici" lanciano allarmi sul fatto che la chiamata diretta cancellerà le attuali graduatorie ad esaurimento. Si tratta di voci infondate?

Di più: si tratta di una PANZANA. Da assiduo frequentatore del web, mi scontro quotidianamente contro bufale messe in giro ad arte o per superficialità. Non so cosa sia più grave! Sulle GAE, in particolare, terrei fissi due punti. Devono restare chiuse a doppia mandata, perché si tratta di un sistema di reclutamento burocratico, avvilente, inadatto a premiare il merito. Devono esaurirsi, perché
esistono delle aspettative cui occorre dare risposta. E' una strada che cerco di seguire sempre: per innovare, occorre chiudere in maniera decisa con il passato, creare uno stacco, ma senza pasticciare le situazioni pregresse. Non puoi fare la plastica a un arto in cancrena. Lo devi amputare.
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