non possiamo perdere pezzi

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non possiamo perdere pezzi

Messaggio Da Monia G il Mar Nov 16, 2010 6:02 pm

Nella mia Regione, l’Emilia Romagna, abbiamo cercato di superare le divisioni e gli individualismi che purtroppo esistono anche nel mondo del precariato. Abbiamo cercato TUTTI, fino all’ultimo, per tentare di dare voce a tutti grazie al Coordinamento dei Precari della Conoscenza.
Un Coordinamento che rappresenta una sfida complessa quanto la realtà dei precari, una delle tante sfide che la nostra generazione DEVE e VUOLE affrontare.
Un Coordinamento che non a caso è nato all’interno della CGIL, della FLC.
Questo Governo ha messo in discussione le ragioni stesse di una società condivisa da tutti, giorno dopo giorno mette in discussione le conquiste che abbiamo ottenuto nella storia della nostra Repubblica.
È necessaria una alternativa politica a questo Governo, come ci ha ricordato il nostro Segretario Pantaleo, ma occorre anche il rilancio di un governo migliore, più a misura delle donne e degli uomini di questo Paese.

Non dimentichiamo mai:
- che Il ministro Gelmini, in tema di astensione per la maternità, ha avuto l’idea di biasimare le donne perché se è vero che “è complicato conciliare il lavoro con la maternità”, il ministro sostiene che siano “poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi”.
- che Tremonti ha avuto il coraggio di affermare che «la sicurezza sul lavoro è un lusso che non possiamo permetterci» ed ha mostrato tutta la sua debolezza non discostandosi dall’aut-aut imposto da Marchionne tra occupazione e diritti.
Il messaggio è ormai chiaro: si vogliono sacrificare i diritti di TUTTI per garantire i privilegi di pochi.
In tal senso possiamo leggere anche l’ammonimento di Fioroni alla sinistra che si “distrae” per difendere i precari, offrendo clamorosamente una sponda politica alla Gelmini, fino ad ora isolata anche nel suo stesso schieramento.
Non dovrebbe far meraviglia il concerto che si ha tra questi personaggi perché, quando si condivide una certa idea di società, “certa” musica si armonizza da sé.
Tra questi suonatori emerge uno strano modo di considerare il ruolo della DONNA, una modalità che stride fortemente con quella avanzata dalla CGIL. Noi diamo spazio alla competenza femminile, investiamo in un sentire che è DIVERSO e che proprio per questo può configurarsi come un elemento di RICCHEZZA, come un completamento nei grandi dibattiti che impegnano la nostra comunità. Loro, invece, pongono attenzione all’involucro, puntano ad uno svuotamento dell’essenza della donna. Per questo, dopo aver prodotto figli, la femmina se ne può velocemente tornare al lavoro. Siamo di fronte ad una nuova frontiera della mercificazione del corpo delle donne.
Attenzione perché il rischio è quello di volere situazioni, ruoli, oggetti accettando qualsiasi condizione, di agire scelte per salvare il possibile anche a discapito dell’altro.
Ringrazio il segretario Pantaleo per aver riaffermato la posizione dell’FLC che non può essere diversa da quella della CGIL: una posizione di fermo rifiuto alla proposta di Marchionne di rinvenire una soluzione alla crisi unicamente nell’aspetto individuale della produzione anche tagliando diritti. Su questo dobbiamo essere chiari! O diciamo che pur di salvare l’occupazione accettiamo di perdere dei pezzi in attesa che la tempesta si calmi e magicamente tutto il sistema ricominci a girare per il verso giusto oppure continuiamo a lottare per una proposta che sia davvero alternativa e che rilanci sul tema dei diritti, della formazione, che risponda alla sfida che molti Paesi hanno lanciato: quella della professionalità e della competenza.
Noi non ci stiamo! Non ci possiamo permettere di restare a sperare. Sperare vuol dire rimanere a guardare nell’attesa che qualcuno modifichi la situazione. Questa è una condizione pericolosa che ha contaminato tutti gli italiani! Il rischio è quello di abituarci al deus ex machina, al leader. Si è persa la consapevolezza della battaglia comune, della solidarietà, una solidarietà che non va intesa come elemosina, ma che deve saper risvegliare la coscienza della forza che può erompere dall’essere CITTADINI, LAVORATORI prima che individui!
Ieri la nostra Segretaria ha posto l’accento sul linguaggio, sulle parole usate per indicare ciò che sono il diritto e la res publica.
Parlare di PUBBLICO è fondamentale! Vuol dire ragionare a tutto tondo su ciò che riguarda TUTTI! Vuol dire accollarsi gli oneri delle responsabilità che le scelte pubbliche comportano, ma anche rivendicare uno spazio di dialogo, dialogo come interazione tra noi e rivendicazione dei diritti per tutti.
L’altro monito di Susanna Camusso è andato alla distinzione tra BENE COMUNE e DIRITTO. C’è tutto un filone di pensiero che individua nel bene comune quell’elemento che deve essere garantito ai membri di una precisa comunità, i quali dovrebbero accedervi in maniera gratuita. In questa accezione il bene comune è qualcosa che va oltre il singolo individuo e che postula – come ci insegnava Hegel – anche il sacrificio del singolo, perché questa scelta può servire al mantenimento del bene comune.
Il diritto è altro, non solo è l’insieme delle regole che permette la convivenza tra i membri di una comunità, ma è anche quell’elemento che tiene davvero insieme tutti, che non può essere ceduto o cancellato a favore dei diritti dei molti, dei più.
Per questo dobbiamo essere uniti sulla idea di scuola pubblica quale diritto! La scuola e il lavoro sono DIRITTI non beni comuni! Per questo noi della CGIL vogliamo diritti per tutti, anche per i precari!
Ringrazio ancora la nuova segretaria per aver formulato quella domanda che tanto mi è piaciuta: quali buoni insegnanti? quali insegnanti di democrazia se impossibilitati a parlare?
Noi dobbiamo essere la voce di quelli che non hanno voce, dobbiamo essere anche la voce di quelli che hanno perso la fiducia, dobbiamo credere per primi che questa lotta possiamo vincerla perché è una lotta LEGITTIMA.
La settimana scorsa mi ha telefonato una collega precaria come me, disperata e arrabbiata. Non lavora dallo scorso anno; quest’estate ha trovato un “LAVORO”. Le è stato chiesto di accettare la retribuzione del contratto “regolare”, ma di lavorare 12 ore al giorno. Non siamo in una zona al rischio del Paese, siamo a Riccione. Piangeva di rabbia perché quest’anno non avrà nemmeno la disoccupazione. All’inizio mi ha detto: “Mi sono chiesta in cosa avessi sbagliato, in cosa non fossi stata davvero professionale; perché se fossi stata una “fannullona” giustamente mi sarei meritata il licenziamento, ma non è stato questo”.
Allora subentra la rassegnazione. Mi ha detto che la crisi è ovunque, che quasi si vergogna a recriminare la stabilizzazione quando tutti restavano senza certezze, senza lavoro. Ha concluso dicendo che, alla fine, non c’è nulla da fare, la situazione è nera per tutti…ci rimane solo da sperare in un miglioramento.
Dobbiamo continuare a sostenere la dignità di questi colleghi! Devo continuare a sostenere la mia dignità! Perché questo Governo ha trasformato il diritto al lavoro in un privilegio! Nelle scuole non c’è crisi! Ci sono più alunni, meno insegnanti di sostegno, c’è maggior bisogno di ascolto verso gli studenti che vivono più che mai l’ansia e la disperazione delle famiglie. Siamo noi il cardine che fa da collante nella società, che impedisce la disgregazione e permette di pensare al futuro, ad un futuro di qualità. Nella scuola non c’è crisi! Per inciso, è noto che l’incremento nazionale è di circa 14.000 alunni e che di questi 11.000 appartengono alla Regione Emilia Romagna! Quindi c’è un crescente bisogno di personale della scuola! Perché, allora, veniamo esclusi dal lavoro, o comunque ci entriamo solo a intermittenza, se nella scuola il personale non basta mai? I tagli non sono il frutto di una crisi occupazionale, per la scuola è diverso: questi tagli rappresentano la precisa volontà di sfrondare, di raccogliere soldi, di risparmiare, di dividere e fuorviare i lavoratori e i cittadini. Dobbiamo assolutamente bloccare la terza tranche di tagli e interrompere questa logica di tagli lineari. Ma per cosa sta risparmiando questo Governo? Qual è l’investimento che intende fare? Perché quando un capofamiglia risparmia e impone dei sacrifici lo fa in vista di un miglioramento, in vista di un progetto che avrà ricadute positive sulla famiglia. Dov’è questo progetto? Un capofamiglia che non ha questa visione non è un capofamiglia “illuminato”. Un Governo che è incapace di immaginare e costruire un progetto non è un buon Governo, è un Governo “tappabuchi”!
Non possiamo stancarci di urlare queste verità!
Non possiamo permetterci di mollare proprio ora! Il governo sta scricchiolando e noi dobbiamo continuare ad essere pronti a proporre un progetto che rilanci su sapere, diritti, occupazione, qualità.


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